5th chat with… GIORGIO FINAMORE

Dolls

Giorgio Finamore
Dolls Love Generator
Particolare
2010

NEL LABIRINTO DEL MAGO

Grafico, illustratore, pittore:  Giorgio Finamore è un creativo a tutto tondo che, pur conscio delle ultime tendenze dell’arte contemporanea, se ne discosta, preferendo raffigurare attraverso i suoi lavori un originale  immaginario fantastico. Da questo intrico imponente di cavi, nervi e dolore pare  non esistere via di fuga. Il che è  sicuramente anche una fortuna per lo sguardo, perché le illustrazioni di Giorgio Finamore sono quasi ipnotizzanti. Ci si può facilmente smarrire dentro, come quando si entra in un labirinto, mito raffigurato di frequente nel mondo dell’arte a simboleggiare il percorso iniziatico dell’uomo alla ricerca della conoscenza, la complessità dell’intelletto abbandonatosi nella solitudine. Ci troviamo, quindi, di fronte alla raffigurazione grafica di un enigma. Artisti fondamentali come Picasso, Pollock, Escher hanno rappresentato dedali senza vie d’uscita, spazi chiusi in cui le linee sono convergenti o finenti in muri e precipizi, opere in cui sia il tratto che il colore, come nel caso di Pollock, imbrigliano e angosciano (e non solo apparentemente) la mente umana. Forse, è certamente vero che ogni labirinto riconduce l’artista, in ultimo, unicamente a sé stesso. Non credo sia un caso, però,  il fatto che Giorgio Finamore viva e lavori a Venezia: senza la bellezza di questa città, potentemente deturpata  da Porto Marghera, forse, il suo immaginario non avrebbe una così forte ragion d’essere. At last but not at least, questa conversazione avviene all’indomani dell’uscita di Biomechanical Circus: libro illustrato e corposo, di 80 pagine, edito da Logos Edizioni, in cui umanoidi, freak, scheletri  umani e animali sono parte di un mirabolante show da circo che si svolge in uno spazio tempo infernale e  oscuro.

Giorgio FinamoreMechanical Virgin with Industrial Child1998

Giorgio Finamore
Mechanical Virgin with Industrial Child
1998

Hai studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove vivi e lavori. Sin dall’inizio, la tua produzione è stata caratterizzata dalla raffigurazione di visioni che cercano di far vedere oltre e in cui, come tu stesso dichiari, “i soggetti sono imprigionati in un groviglio di circuiti neurali”. Vorrei tu mi parlassi meglio del realismo fantastico, ispirato anche al lavoro di maestri come Giger e Bosch.

Il realismo fantastico, o realismo magico, è uno stile molto ben delineato, ma allo stesso tempo un complesso magma di riferimenti dai confini estremamente labili che, per di più, abbraccia varie forme espressive. Dalla letteratura alla pittura, al cinema, alla poesia, alla musica, solo per citare alcuni ambiti. Mi affascina da sempre servirmi della realtà per vedere e andare oltre di essa. La “verità” viene percepita come concetto ai fini della rappresentazione del mondo reale, mentre il “realismo” entra in gioco nella costruzione della rappresentazione, attraverso la cura del dettaglio, che può rendere ancora più credibile un mondo totalmente fantastico. La realtà, con tutte le sue fascinazioni e mostruosità è una suggestione che viene elaborata attraverso un processo estremizzante e allegorico. Le forme e i corpi sono pur sempre definiti in una particolare ottica spaziale, a volte anche molto classica, ma in una logica spesso simmetrica e oscuramente labirintica. La vertigine incantata degli spazi e la metamorfosi delle figure creano un’atmosfera che mi rapisce e che tendo a rappresentare. Anche i maestri che hai citato filtrano il realismo trasfigurandolo attraverso le tematiche del sogno e del perturbante. Sono stati giganteschi precursori che ci hanno permesso di guardare con occhi nuovi a scenari assolutamente inediti. Mondi immaginifici che, attraverso il loro sguardo lucido, sembrano reali, si possono sfiorare. Con coscienza artistica e intellettuale affrontavano i problemi del mondo e dell’uomo nelle loro epoche. Proprio per questo i loro interrogativi sono, ancora oggi, paurosamente attuali: la religione, l’esoterismo nell’opera di Bosch, o le mutazioni genetiche e la guerra atomica nell’opera di Giger. Il loro, e il mio, è un tentativo di andare oltre la percezione superficiale della realtà, di cercare uno sguardo nuovo attraverso un universo fantastico. Il tema principale nelle mie elaborazioni è il rapporto simbiotico tra l’uomo e la tecnologia, in questo mondo governato dalle macchine e dai computer, che ormai abbiamo quasi sottopelle; la problematica che indago scaturisce dalla consapevolezza dell’esistenza dell’ibrido cibernetico, dell’unione in un unico essere del corpo e della macchina.

Tra i tuoi lavori degli anni ’90 ho notato una mosca bianca (uso di colori vivaci, rappresentazione di scene di vita quotidiana e di esseri umani): l’album che racchiude le illustrazioni che hai realizzato per il libro “Nella terra dell’U”, di Franz Falanga. Mi racconti qualcosa di questa collaborazione?

In realtà le illustrazioni di quel libro non sono la mia unica escursione in un mondo più reale, lontano da territori gotici e cyber, perché ricevo quotidianamente commissioni molto varie. Questa domanda però mi riporta ad un periodo molto felice, cioè gli anni ‘90, quando frequentavo l’Accademia di belle arti di Venezia. Lì conobbi il professor Franz Falanga, architetto, scrittore, musicista. Lo stimai da subito per la sua arguzia, l’anticonformismo, l’intelligenza e la fantasia dimostrati durante le sue lezioni. Instaurai quindi con lui una bella amicizia, che perdura ancora oggi. Grazie alle nostre radici  comuni (entrambi i miei genitori sono originari della Puglia, mentre io sono nato a Venezia e Franz è barese), ci trovammo a parlare del suo progetto editoriale. Sotto le arcate di quel magico luogo che era la sede storica dell’Accademia a Venezia, oppure davanti a qualche buon bicchiere di vino,  mi svelò i particolari della vita nell’Italia del Sud, la sua infanzia e giovinezza dopo la Seconda guerra mondiale, gli anni passati come pianista jazz, l’importanza del linguaggio e del dialetto, gli oggetti di uso comune nella vita delle persone, i personaggi eccentrici incontrati e così via. Per me fu come entrare in una macchina del tempo, andando a ritroso attraverso i suoi ricordi.  Cercai poi man mano di riavvicinarmi all’epoca attuale e di raffigurare il tutto su carta con fedeltà attraverso illustrazioni a colori e in bianco e nero. Il libro uscì qualche anno più tardi, e lo reputo un’attenta ed appassionata indagine non solo su un pezzo di Italia che non c’è più, ma su un modo di vivere semplice, che resta acceso attraverso questi scritti e ricordi, come una toccante testimonianza.

Il 2012 è stato per te anche l’anno dell’inizio della collaborazione con il collettivo artistico padovano Dusty Eye per il quale, combinando illustrazione e fotografia, stai realizzato dei pannelli di 50×70 cm inerenti la mitologia classica. Si tratta di un work in progress nel quale sono raccontati leggende come quella di Aracne, Caronte, Teseo e il Minotauro. Cosa ti attrae della mitologia e quale ruolo ricopri nella realizzazione di questi lavori?

Giorgio FinamoreDusty Eye - Arcade ShadowsHades

Giorgio Finamore
Dusty Eye – Arcade Shadows
Hades

Il progetto con Jacopo Masini e il collettivo Dusty Eye, intitolato “Arcane Shadows”, è in realtà in atto da oltre un anno. Come ci si può immaginare, tratta una tematica vastissima. Nel 2012, però, nel corso di una Mostra al Centro Culturale San Gaetano di Padova, tenutasi in occasione del Festival Sugarpulp, abbiamo avuto modo di poter esibire le prime tavole in pubblico. A breve, invece, e cioè dal 18 gennaio 2013, faremo un’esposizione con nuove opere presso il Cafè Lumière, sempre nella stessa città. Le nostre raffigurazioni richiedono mediamente un tempo di lavorazione prolungato. Pubblichiamo, però, costantemente le nostre ultime creazioni sulle  pagine di Facebook e sui siti web personali. Con Jacopo Masini la visione si è delineata fin da subito precisamente: ci siamo conosciuti osservando i nostri rispettivi lavori. Quindi, anche in virtù delle nostre passioni comuni, come l’uso di raffigurazioni molto oscure e perturbanti e la forte attrazione per le tematiche fantastiche, abbiamo voluto iniziare questa compartecipazione, che è una sperimentazione, di fondo. Confrontandoci, abbiamo cominciato a riflettere e dialogare sulle possibili creature immaginarie che sarebbero potute nascere dal connubio delle nostre visioni, il che ci ha portato a pensare automaticamente all’ibrido. Così come ibride sarebbero state poi le nostre immagini, nelle quali sostanzialmente le sue fotografie sono da me completate attraverso degli interventi di illustrazione digitale. Abbiamo dapprima rappresentato creature mostruose come il fauno Pan o Medusa e esteso poi l’argomentazione a un più ampio spettro figurativo, imperniandola comunque attorno al mondo della mitologia greca classica. Le nostre sono proiezioni visionarie, non cerchiamo una restituzione mitografica storica (comunque compito impossibile visti i temi trattati), ma sia nel lavoro concettuale che nella fase creativa cerchiamo di fare qualcosa che ci piace e che è vicino alla nostra sensibilità: qualcosa di immaginifico e, sicuramente, molto personale.

Parliamo ora della tua “creatura” più recente. Non si può che rimanere affascinate/i dalle tue visioni inquietanti e preziosamente minuziose raccolte in “Biomechanical Circus”, pubblicato da Logos Edizioni.  Mi spieghi il concept di quest’opera?

Giorgio FinamoreCopertina/Cover diBiomechanical CircusLogos Edizioni2012

Giorgio Finamore
Copertina/Cover di
Biomechanical Circus
Logos Edizioni
2012


L’incubazione consiste in molti anni di lavoro su questi temi e nella preparazione di questa serie di immagini, poi raccolte nel volume. In esso rappresento, probabilmente, il concetto della Biomeccanica nella sua forma più esemplificativa e allegorica. Il corpo, programmato a svolgere un determinato lavoro, mostra tutta la sua poliedrica agilità, ma è anche condannato alla trappola, nella sua spettacolarità, attraverso la metafora del Circo; l’individuo infatti finisce per rimanere imprigionato in tubature e cavi elettrici, quindi schiavizzato dal lavoro stesso, dalla burocrazia, dal sistema, dal consumismo, reso esso stesso una macchina. Partendo da questo concetto ho voluto disegnare il mondo grottesco di un immaginario teatro degli orrori, dove i protagonisti / attrazioni rappresentano noi stessi, immersi nella ripetitività del quotidiano. Le nostre individuali diversità, in fin dei conti, rappresentano una giostra sociale, uno spettacolo di varietà umane e bestiali. Ho voluto poi ragionare proprio sulla mostruosità, illustrando nella parte finale un
freak show industriale, ispirato ai padiglioni ottocenteschi detti Side Show, per evidenziare ancor più chiaramente i lati nascosti della natura umana. Lati che tutti portiamo dentro fin dalla nascita.

Sicuramente in questo libro sono forti i richiami a un certo genere di film di fantascienza, oltre che alla narrativa horror, ma io ci scorgo, all’interno, anche  molta realtà. Questa estremizzazione, in cui uomo, macchina e morale sono un tutt’uno e sono persi, non può avere un riscatto?

Direi che tutto è molto soggettivo. Per me, ad esempio, riuscire a percepire questi universi chiusi e intricati implica un tentativo ed una volontà di fuga psichica dalla ripetitività e dall’alienazione. Tornando alla tematica mitologica, la vedo un po’ come il fatto di essere rinchiusi in un oscuro labirinto, ma una volta sconfitto il Minotauro, cioè la nostra parte non umana e la paura, riusciremo, penso, anche a ritrovare la via d’uscita. Secondo me un grado di conoscenza superiore si può raggiungere con l’equilibrio tra la nostra parte umana e quella non umana, tra luce e oscurità, tra conscio e subconscio. I meandri della mente mi incuriosiscono e affascinano perché sono insondabili, sono più interessanti di tutto quello che è normalmente visibile ai nostri occhi, quindi definibile. È  per questo motivo che cerco di rappresentarli; penso che più si riesce ad essere in sintonia con questa parte buia, più si può essere consapevoli e trovare in noi qualcosa di luminoso.  

Giorgio FinamoreContorsionistaBiomechanical CircusLogos Edizioni 2012

Giorgio Finamore
Contorsionista
Biomechanical Circus
Logos Edizioni
2012

Strumenti quotidiani, come forbici, cavi, luci sono tramutati in innesti spietatamente attaccati al corpo umano. Mi sembra che questo scenario apocalittico nasconda, di riflesso, anche una forte critica all’economia e alla politica odierne. È così?

Mi interessa molto la condizione dell’essere umano e questo mi porta automaticamente a porre una particolare attenzione per l’attualità, anche se nella fase creativa non è la prima cosa da cui traggo spunto. Certamente, nello spirito delle mie illustrazioni, emerge qualcosa che può riportare a una critica nei confronti della società, dei comportamenti umani e soprattutto del sistema. Certo, ci si auspica sempre un cambiamento, ma i politici sono essi stessi animali da circo, attratti dal potere e dal denaro, avvoltoi che si gettano sulle carcasse di cadaveri. Inoltre c’è da dire che viviamo in una nazione tra le più toccate al mondo da queste problematiche; per anni interi siamo stati governati da bande di criminali debosciati e la situazione non è tra le più rosee in questo preciso e critico momento storico. Quindi è molto difficile avere anche un briciolo di aspettativa nei confronti della classe politica o dell’economia. Hai citato “Metropolis”, e devo dire che, a quasi un secolo di distanza dalla sua realizzazione, la visione di quel capolavoro resta spietatamente immutata: i potenti sono rinchiusi nelle loro alte torri e il popolo si muove ad orologeria in un’infinita catena di montaggio.

Quale tecnica preferisci utilizzare (disegno, grafica, pittura a olio) e perché?

Sicuramente il disegno a mano libera, in bianco e nero, a matita o a penna; mano libera e libero pensiero, immediatezza materica del segno, slacciato da ogni vincolo, dai formati, e dalla possibilità di tornare indietro, come invece si può fare con il (pur sempre ottimo) strumento della pittura digitale.

Progetti futuri?

Sto lavorando a diversi progetti. Intanto numerosi artworks per CD musicali. E poi c’e’ il progetto “Arcane Shadows” che continua e si dirige verso un punto interessante. Sto poi realizzando delle illustrazioni per un progetto a cui tengo molto, che sto terminando in questo periodo.  Affronto una sfida per me particolare e nuova, ovvero illustrare a mio modo un classico della letteratura, ma per il momento mi piacerebbe mantenere il segreto sul titolo dell’opera! 

C’è un argomento che non ho toccato e  al quale tieni particolarmente, un concetto che vuoi esprimere o una parola che vorresti dire ai nostri lettori?

Penso che se i lettori hanno voluto leggere quest’intervista fino alla fine, incuriositi dal mio lavoro, da quello che ho fatto e che ho da dire, mi rimane solo da esternare loro sinceramente il mio: “Grazie”.

GIORGIO FINAMORE  – SCHEDA BIO

Grafico ed illustratore, è nato nel 1975 a Mestre. Diplomato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Le sue illustrazioni e i suoi lavori di grafica sono pubblicati su riviste, libri ed innumerevoli copertine di dischi; collabora da diversi anni con l’etichetta discografica veneziana Caligola Records, realizzando artworks per musicisti della scena jazz internazionale, come Anthony Braxton & Diamond Curtain Wall Quartet, Bebo Baldan, Marco Tamburini, Sandro Gibellini, Ares Tavolazzi e molti altri. Una ventina le mostre personali all’attivo in tutt’Italia, una trentina le esposizioni collettive cui ha preso parte con le sue opere. Recentemente ha vinto il Primo Premio del Concorso Internazionale di illustrazione “All’inferno!” presieduto da Altan (Oderzo 2011). Ha collaborato con 0.618 Danza Butoh Mexico disegnando 26 illustrazioni per l’apparato scenico coreografico con annessa esposizione d’arte per lo spettacolo “Butoh de Salon” (Città del Mexico 2011). Una sua opera è stata scelta come immagine rappresentativa per il festival OperaKantika inaugurato da Alejandro Jodorowsky (Monselice 2011). Nel 2012 realizza il libro di illustrazione “Biomechanical Circus” pubblicato da Logos Edizioni.

Info:

www.giorgiofinamore.com

www.giorgiofinamore.com/arcaneshadows.htm

www.logosedizioni.it

www.facebook.com/the.art.of.giorgio.finamore

Contatti/Contacts:

mail@giorgiofinamore.com

Giorgio Finamore
Black Sun Rising
2009

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